Panoramica Feltre Panoramica Feltre Panoramica Feltre Panoramica Feltre Panoramica Feltre Panoramica Feltre Panoramica Feltre

Progetto Genius Loci

Progetto Genius Loci

A cura di Luigi Serio, Laura Lorenzin, Luca Quaratino1

Allegati:
1. Implementazione operativa del Marchio Open Feltre
2. Questionario Informativo e di Customer Satisfaction
3. Studio del Marchio

1. Premessa

Il presente documento illustra le funzioni e le caratteristiche di un ‘laboratorio di studi ed esperienze per lo sviluppo locale’ – promosso dal Comune di Feltre e dall’Università IULM, cattedra di Strategia e Politica Aziendale, interessate a sperimentare e diffondere un modo radicalmente nuovo di affrontare le grandi questioni dello sviluppo economico e sociale. La fiducia nell’utilità delle teorie ha indotto a delineare il profilo stesso del laboratorio facendo tesoro della conoscenza esperta disponibile sui meccanismi concreti che possono favorire l’integrazione tra il pensiero e l’azione, la teoria e la pratica. Inoltre, l’importanza attribuita alle teorie ha indotto a esplicitare sia quelle che sembrano ispirare implicitamente le pratiche attuali sia quelle che assumiamo consapevolmente a fondamento della nostra proposta.
Alla luce di questa impostazione di fondo, il presente documento è articolato in tre sezioni fondamentali:
una prima parte finalizzata a ricostruire il quadro teorico relativo ai temi dello sviluppo locale, con riferimento alle prospettive più recenti e innovative;
una seconda parte volta a descrivere i modelli di riferimento in materia di social network e marketing del territorio, con un tentativo esplicito di ricollegarli e applicarli allo specifico contesto economico, sociale, politico e culturale della città di Feltre;
una terza parte mirata alla formulazione di una proposta operativa – il marchio “Open Feltre” – che vuole essere allo stesso tempo il prototipo di un modus operandi ispirato ai modelli teorici presentati e il primo passo di un percorso di sviluppo locale della città di Feltre, percorso che dovrà necessariamente consistere in un processo continuo di medio-lungo periodo.

1.2 I riferimenti teorici prevalenti delle politiche per lo sviluppo locale
Anche se molti riconoscono che lo sviluppo locale è un processo complesso che può essere letto nell’ottica di diverse discipline, la chiave di lettura correntemente utilizzata è quella della teoria economica. La politica dello sviluppo si avvale in larga misura di leve economiche e alle agenzie viene tradizionalmente assegnato il compito di amministrare incentivi economici. L’ovvio postulato di questa strategia è che gli interessi e le motivazioni che ‘costruiscono la storia’ siano solo o prevalentemente economici. Le concezioni dell’arretratezza e dello sviluppo a cui si fa implicitamente riferimento sono quelle proprie del paradigma economico neoclassico, che interpreta lo sviluppo come un processo governato da leggi universalmente valide: l’arretratezza dipende dalla mancanza di risorse e condizioni (capitale umano, infrastrutture, sistema finanziario moderno, supporti tecnici e organizzativi alle imprese, sicurezza e ordine) che lo sviluppo richiede sempre e in ogni luogo; la politica serve a colmare queste carenze, procurando i fattori che il mercato non riesce ad offrire; i fattori carenti possono essere importati perché se ne dà per scontata la ‘trasferibilità’.
Al semplicismo dei modelli teorici universalistici che orientano la scelta dei ‘mezzi’ per lo sviluppo si accompagna la ambiguità del discorso relativo ai ‘fini’, quindi relativo alla specifica concezione dello sviluppo che viene assunta come riferimento per l’azione. Ma la riflessione sui fini, che è squisitamente politica e implica il confronto tra diverse concezioni dell’ordine sociale e del benessere collettivo, viene tendenzialmente accantonata in nome dell’importanza di accordarsi pragmaticamente sulle ‘cose concrete’ da fare.
Quali che siano i fattori dello sviluppo sui quali viene posto l’accento (il capitale, l’educazione, la tecnologia o altro), le politiche e le pratiche dello sviluppo sono tuttora fondate – per inerzia e implicitamente – su una sorta di meta-teoria del ‘cambiamento programmabile’, una concezione basata a sua volta sull’assunto che le decisioni possono essere fedelmente tradotte in comportamenti concreti, e i comportamenti possono riflettere le idee, materializzare desideri e predizioni.

Questa ipotesi di coerenza e sequenzialità tra idee e azioni è costantemente contraddetta dall’esperienza: gli attori fanno scelte consapevoli e formulano accurati programmi di cambiamento, ma questi programmi tradotti in azione hanno una infinità di conseguenze inattese e risultati non voluti o contro-intuitivi. Il comune sentire è tuttavia che l’esito sarebbe stato più fedele alle attese se solo il programma fosse stato più analitico, gli incentivi più appropriati o il controllo ‘in fase’ più attento, e si esige o ci si adopra affinché gli effetti non voluti vengano eliminati nell’approccio successivo. In questo contesto teorico, la programmazione dello sviluppo è vista come una attività prevalentemente analitica, volta a individuare i fattori localmente carenti rispetto ad un modello precostituito e a identificare – sulla base di criteri di razionalità formale – il modo più efficace ed economico per promuovere lo sviluppo del territorio in una direzione prestabilita.

1.3 Il quadro concettuale di riferimento di un approccio nuovo ai problemi dello sviluppo
Un approccio che tenga conto delle concezioni più complesse e problematiche dello sviluppo (e della relazione tra idee e comportamenti) elaborate dagli studiosi della società e del cambiamento sociale dovrebbe contrapporre alle premesse teoriche che abbiamo esplicitato il seguente quadro concettuale di riferimento:
a) Lo sviluppo è un processo le cui condizioni e motivazioni possono essere compiutamente analizzate solo in un’ottica squisitamente interdisciplinare: in particolare, occorre superare la distinzione ‘modernista’ tra ‘struttura’ e ‘cultura’, considerando simultaneamente il ruolo e le relazioni tra risorse (naturali, tecniche, finanziarie, umane) e i ‘sistemi di senso’ che condizionano la capacità di utilizzare le risorse e l’apprendimento collettivo.
b) Lo sviluppo locale è un processo dinamico: la lista dei ‘fattori’ non è sempre la stessa, una strategia di promozione non può fondarsi unicamente sull’offerta delle risorse carenti, ma deve analizzare e creare le condizioni che rendono il processo ‘governabile’ dagli attori nel suo ‘contesto naturale’.
c) L’analisi delle esigenze e l’elaborazione di un programma di sviluppo locale non sono attività puramente intellettuali volte a ‘scoprire’ realtà oggettive o soluzioni inconfutabili, non implicano ricerche algoritmiche che selezionano mezzi ottimali per realizzare fini prestabiliti, ma processi dialogici e negoziali in cui si confrontano dati di fatto, mappe cognitive, preferenze valoriali, esigenze tecniche, visioni diverse della realtà, interessi diversi e sovente contrapposti. Il risultato del processo non è quindi il frutto di un’unica mente analitica o di un’unica mano ordinatrice, ma una rappresentazione collettiva condivisa – quindi, in questo senso, una realtà socialmente costruita – che nasce da negoziazioni e comunicazioni tra tutti coloro che sono ‘portatori di interesse’ nei confronti del progetto. Chi ‘promuove’ o ‘programma’ lo sviluppo – sia esso un individuo, un gruppo o un’agenzia – mobilita una rete di relazioni e di scambi, canalizza energie, disvela ed integra attese e opportunità che esistono e si connettono indipendentemente dal suo potere e dalla sua volontà: in definitiva svolge un ruolo che può essere metaforicamente assimilato a quello di un ‘landscape gardener’, un architetto di giardini, che attribuisce altrettanta importanza alle condizioni strutturali preordinabili e alla creazione di ‘spazi d’azione’ che favoriscono lo sviluppo di attività le cui traiettorie evolutive sono difficilmente prevedibili.

HOME
Piano Strategico
Dossier Progetti
Documenti scaricabili