Conclusioni
5. Conclusioni
I processi di marketing territoriale e in generale la impostazione di
nuovi modelli di sviluppo locale sono processi molto attuali e
compongono il campo più nuovo della strategia e della creazione di
valore attraverso la ricostruzione dei fattori di vantaggio competitivo
del territorio.
Il dibattito avviato a Feltre è nuovo nelle forme e nelle modalità
sperimentate, sconta, tuttavia, sicuramente una forte frammentazione
degli interessi in gioco e una difficoltà diffusa a “guardare oltre” il
proprio confine, a vedere la città diversa rispetto a quella che è ora.
Le sperimentazioni dei laboratori di sviluppo hanno fortemente
evidenziato questo aspetto.
C’è un fattore comune di partenza, la situazione di “chiusura” della
città rispetto al contesto in cui essa si muove, sia territoriale, che
produttivo che in generale sociale; tuttavia la scelta delle priorità
sconta una forte “disabitudine” al confronto costruttivo e segnala
consueti e per certi aspetti consolidati meccanismi di arroccamento e
di chiusura.
I risultati davanti gli occhi di tutti sono frutto non di scelte
sbagliate, quanto piuttosto di “non scelte” al fine di non alterare
equilibri non sempre in linea con la spinta a innovare il processo di
sviluppo del territorio, ma in ogni caso consolidati nel tempo.
Da questo punto di vista, la proposta avanzata si concentra soprattutto
sul come immaginare una nuova città, piuttosto che su cosa può cambiare
la città.
Il marchio proposto, infine, è sembrato essere la sintesi più efficace
di un ricorrente “comune divisore” che gli attori hanno più volte
lamentato, vale a dire la chiusura della città in sé stessa. Premiare
le iniziative che si sforzano di “mediare” con i numerosi interessi in
gioco, convergendo sull’interesse comune unico della città, è sembrata
la strada possibile per favorire l’avvio e il consolidamento di un
processo di sviluppo virtuoso.
Ovviamente ogni iniziativa di patrocinio unico di questa o di altre
iniziative rischia di percorrere strade già avviate e che sicuramente
non sono di successo per la città.
In generale, in conclusione, le principali tendenze del dibattito in
atto nonché le prime evidenze empiriche emerse dal lavoro sul campo
sembrano indicare alcune priorità che vengono consegnate
all’Amministrazione:
La ricomposizione degli interessi organizzati. Persiste ancora la
presenza di numerosi interessi particolari che mal si conciliano con un
modello di sviluppo complessivo e che vanificano ogni tentativo di
costruzione del consenso in una prospettiva di integrazione degli
interessi e non di selezione degli interessi. Persistono troppe diverse
visioni future della città e la messa in gioco, in maniera acritica,
del proprio sistema di interessi non facilita la costruzione di un
sogno su cui far convergere gli sforzi comuni. La proposizione dei
laboratori come strumento di lavoro tende a favorire l’oggetto di
questa ricomposizione, a partire dal modello di lavoro che consiste in
un processo aperto, dialogico e integrativo.
L’apertura della Città. Il sistema competitivo e cooperativo su cui
insiste la città di Feltre supera una visione geografica limitata del
sistema di relazioni e sposta la città in un contesto più ampio di
flussi e di sistemi di interessi, in cui diventa essenziale trovare una
propria specificità e focalizzazione. In questo senso una priorità
fondamentale è stabilire il sistema di relazioni e di alleanze in cui
far circuitare il messaggio di rilancio/di apertura della città di
Feltre e contestualmente condividere il ruolo e il posizionamento che
la città vuole avere.
La riscoperta di una fonte di vantaggio competitivo. Il dibattito in
corso sul futuro della città trova profondamente irrisolta la questione
della condivisione del fattore competitivo di distinzione e di successo
della città. Il dibattito ruota ancora sulla valorizzazione/difesa di
un centro storico, senza vederlo in una logica dinamica, piuttosto
valorizzato nella sua dimensione statica.. Anche in questo caso
convergere su unico fattore di vantaggio moltiplica i risultati e
riduce gli sforzi.
Il ruolo dell’Università e del capitale sociale. Valorizzare la
presenza dell’Università per attivare meccanismi e modelli di sviluppo
locale knowledge intensive, in cui valorizzare la localizzazione
periferica dal punto di vista “morfologico”, ma potenzialmente capace
di collegarsi strettamente, in una logica virtuale, con i motori dello
sviluppo e i nuovi meccanismi di creazione del valore.
Agli attori in gioco, nella loro molteplice composizione, passa
adesso l’iniziativa per trasformare in azione le volontà emerse durante
il dibattito.
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